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giovedì 8 aprile 2010

Da Emanuela Orlandi a Simonetta Cesaroni, 12 donne,un solo assassino

Tratto da www.disinformazione.it sul libro "Da Emanuela Orlandi a Simonetta Cesaroni: 12 donne 1 solo assassino".

Il libro di Otello Lupacchini e Max Parisi (edizioni Koinè) prende in considerazione dodici delitti irrisolti nella Roma degli anni 80. Dieci morti e due sparizioni, tra cui quella di Emanuela Orlandi dietro cui ci sarebbe un’unica mano. La mano è quella di una persona che viene chiamato “l’uomo della Ferrari”, o anche “l’uomo della Avon”. Quest uomo, che secondo gli autori ha un nome e cognome ed è ancora libero di uccidere, fu individuato dagli inquirenti, ma la pista venne “misteriosamente” abbandonata.
Si tratta di una persona – ben individuata - che avrebbe avvicinato tutte queste donne prima della loro morte o della loro scomparsa, con la scusa di farle collaborare per una nota marca di cosmetici.
Il libro delinea molto bene i depistaggi, l’incuria, la mancata volontà (sia dei giornalisti che degli inquirenti) nell’individuare veramente il colpevole, nonostante in tutti questi delitti ci fossero delle analogie così forti da indurre ben più di qualche sospetto.
Diamo brevemente conto dell’interessante libro dei due autori (un magistrato e un giornalista RAI) aggiungendo alcune nostre considerazioni.
Riepiloghiamo i fatti e le vittime, tralasciando la scomparsa di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi, che ci porterebbe a complicare troppo la questione.
7.4.1982 Rosa Martucci. Strangolata. Colpita ripetutamente con un oggetto contundente che non viene trovato. La perizia accerta che la vittima è stata uccisa in un luogo diverso da dove fu ritrovato il cadavere, senza violenza sessuale. Mancano alcuni vestiti che l’assassino ha portato con sé, tra cui uno stivale. I giornali diranno che era una drogata, ma la notizia si rivela non vera.
Nei mesi successivi e con le stesse modalità moriranno: Augusta Confaloni, Bruna Vattese, Lucia Rosa, Giuliana Meschi, Fernanda Durante, Caterine Skerl Cinzia Travaglia. Marcella Giannitti. Giuditta Pennino. E, infine, Simonetta Cesaroni. Non viene trovata l’arma del delitto, la vittima è sempre uccisa in un luogo diverso dal ritrovamento e, cosa molto importante, i delitti avvengono nella stessa zona di Roma.
Tutte queste morti presentano un’altra particolarità. Le vittime, dati i colpi che ricevono, perdono una quantità notevole di sangue, dati i colpi che ricevono, ma per la maggior parte di esse non vengono trovate tracce di sangue nei dintorni, in certi casi il cadavere sembra addirittura “lavato”, come dicono gli autori.
Lupacchini e Parisi giustamente individuano un movente rituale in questi delitti. Ma resta da individuare il rituale.
A nostro parere risulta evidente che si tratta di delitti rituali dell’organizzazione massonica ed esoterica chiamata Rosa Rossa.
Per fare questo dobbiamo fare il calcolo del valore numerico delle date, e analizzare altri dati.
Premettiamo che nella ritualistica massonica, i numeri da collegare agli omicidi sono in genere i seguenti:
- 7, il numero perfetto. Che è anche il numero di elezione della Rosa Rossa.
- 8 (che nella Cabala simboleggia la giustizia, quindi uccidere qualcuno significa fare giustizia),
- 11 (che ha assunto lo stesso significato dell’otto nella ritualistica rosacruciana della Golden Dawn, l’ordine magico ed esoterico al cui interno è nata la Rosa Rossa ),
- 13 (che simboleggia la morte e la trasformazione)
- infine quasi tutti i multipli di 11, in particolare il 33, che oltre ad essere il numero 11 moltiplicato per tre, è anche il numero del massimo grado dell’iniziazione massonica. E ricordando che, a parte i multipli dell’ 11 e il numero 13, tutti gli altri numeri vanno sempre ricondotti a un numero di una cifra (cioè 8 o 7; ad esempio se il valore numerico di una data è 24, occorre poi sommare nuovamente 2 e 4, quindi il toto la che ne risulta è 6).
Ora, calcolando il valore numerico delle singole date vedremo che ogni data ha un significato rituale. Infatti:
14.8.1982. Augusta Confaloni. Valore numerico della data: (1+4+8+1+9+8+2) =33.
19.2.1983. Bruna Vattese. Valore numerico: 33
5.7.1983. Tea Stroppa. Valore: 33.
14.7. 1983. Lucia Rosa. Valore. 33.
31.10.1983. Fernanda Durante. Il valore numerico della data questa volta è 8. C’è una particolarità: qui viene ritrovata l’arma del delitto. L’altra cosa curiosa è che i giornali sbagliano l’età della vittima. Non dicono 53 anni ma…. 33. Il cadavere è colpito con 35 coltellate ma non vengono trovate macchie di sangue, come se la vittima fosse stata uccisa in un altro posto. “Sembrava lavato” scrivono gli autori del libro.
Per chi non è abituato al calcolo dei numeri spieghiamo che non è sempre possibile uccidere in una data il cui valore sia 33. Ad esempio nel 2008, nessun giorno ha questo valore, Nel 1983, a partire dal mese di ottobre nessuna data avrebbe potuto avere questo valore, quindi necessariamente doveva farsi ricorso ad una simbologia numerica diversa, quindi 8 o 11.
21.1.1984. Caterine Skerl. Valore: 8
28.6.1984 Cinzia Travaglia. Valore: 11.
21.10.1984. Marcella Giannitti. Valore: 8
14.9.1986 Giuditta Pennino. Valore: 11.
7.8.1990. Simonetta Cesaroni: Qui il valore numerico è sette. Forse perché sette è il numero perfetto. Il numero che si riferisce alla legge del settenario, a cui, nel sigillo di Salomone, conducono le somme di tutti gli altri numeri e che chiude tutti gli altri delitti (Oswald Wirth, I Tarocchi, pag. 84; vedere anche Papus, La scienza dei numeri, pag. 90). Forse è solo una coincidenza. Certo però che troppe sono le altre coincidenze, come il lavaggio del corpo, la posizione ritualistica del cadavere, e ancora una volta, il collegamento con l’uomo della Ferrari.
Veniamo al libro. Gli autori non prendono in considerazione l’ipotesi che i delitti in questione siano delitti rituali dell’organizzazione esoterica e massonica denominata Rosa Rossa.
Eppure per chi conosce, sia pure poco, questa organizzazione, la cosa è di tutta evidenza.
Quanto al sangue, non fu trovato perché, trattandosi di delitti rituali, la vittima è stata uccisa da un’altra parte.
E’ stata uccisa lentamente perché una regola di questi riti è che la vittima deve soffrire, affinché il sangue e l’arma del delitto siano impregnati dell’energia e della paura della vittima.
Se le nostre premesse sono giuste, allora, il cadavere non è stato semplicemente “lavato” ma il sangue è stato prelevato per essere usato nei riti esoterici dell’organizzazione .
L’omissione degli autori è abbastanza logica in realtà. Quella ipotizzata da noi è una visione quasi fantascientifica, per chi non conosce questa organizzazione, e non sa che essa è ramificata fino ai vertici più alti dello stato. Così come pare fantascientifica l’idea di rituali fatti col sangue e le parti anatomiche delle vittime.
D’altronde, in un dialogo ipotetico con gli autori chiederei loro quale delle due ipotesi è più fantascientifica:
1) che un solo uomo la faccia franca dodici volte in dodici delitti diversi, che gli investigatori siano tutti incapaci, che i giornali volutamente evitino SEMPRE di indagare su una notizia che – in fondo – potrebbe pure essere interessante da esplorare dal punto di vista giornalistico….
2) Oppure è più fantascientifico parlare di un’organizzazione complessa, che copre sempre e sistematicamente tutti i delitti commessi dai loro affiliati, e con ramificazioni tanto in alto da arrivare ai massimi vertici delle istituzioni?
Scrivono gli autori del libro: “Affinché qualcuno ci possa convincere che furono coincidenze fortuite, si prepari a fornirci argomenti ponderosi (pag. 145)”.
La stessa cosa diciamo noi. Affinché qualcuno ci possa convincere che la mancata individuazione dei colpevoli, il lavaggio del sangue, i depistaggi, ecc. sono solo una coincidenza, si prepari a fornirci argomenti ponderosi. E chi è esperto in matematica, ci dica quante possibilità esistono che, prendendo in considerazione alcuni delitti a caso, senza nessun nesso tra loro, possano ricorrere gli stessi valori numerici i quali – guarda caso – sono anche numeri simbolici per la massoneria.
Vi consigliamo di acquistare il libro non solo perché offre un buon quadro di insieme degli apparati investigativi e dell’informazione in Italia, ma fornisce numerosi spunti e collega questi delitti a quello di Emanuela Orlandi offrendo motivi di riflessione molto interessanti a chiunque non si accontenti della verità preconfezionata dei giornali e delle televisioni.