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mercoledì 7 aprile 2010

Licio Gelli, l'ultima intervista del venerabile ... leggete attentamente...

In 250 pagine ammette che la sua loggia era il potere: che ha condizionato l'elezione di leone, ha spadroneggiato nell'imprenditoria, gestito i finanziamenti alla politica – scusate, qual e’ la differenza col potere di oggi?...

Sembra che la sua stagione non sia mai finita. Immortale. Come i dossier riservati, i servizi deviati, le intercettazioni illegali, le carriere sponsorizzate. All'ordine del giorno oggi come un quarto di secolo fa. E lui di questa Italia dei ricatti incrociati resta il maestro. Di più: il maestro venerabile. Licio Gelli torna a parlare. Lo fa in una sterminata intervista in cui Sandro Neri lo sottopone a tutte le domande di una vita. E, come sottolinea Sandra Bonsanti nella prefazione, per la prima volta l'uomo della P2, la loggia massonica segreta che s'infiltrò in tutti i vertici dello Stato, confessa e dà ragione ai suoi avversari.

In 250 pagine ammette che la sua loggia era il potere: che ha condizionato l'elezione di un presidente della Repubblica, ha spadroneggiato nel mondo dell'imprenditoria, ha pilotato le nomine dei grand commis, gestito fiumi di finanziamenti alla politica, tirato le fila dell'editoria, ha tramato sulle due sponde dell'Atlantico, etero-diretto le azioni di generali e 007.

A 87 anni, con questo 'Licio Gelli. Parola di Venerabile' edito da Alberti, l'ex 'grande burattinaio' si toglie la maschera. Lo fa con la soddisfazione di vedere tutti i suoi accoliti in posti chiavi, tutti ancora riconoscenti "tranne Maurizio Costanzo, l'unico che si è pentito". Sulle questioni che lo riguardano o che sono penalmente ancora rilevanti (stragi, omicidi e piani golpisti) è reticente. Su altri fronti, si concede a molte rivelazioni. Ma attenti, con Gelli nulla viene pronunciato per caso.

Prendiamo Silvio Berlusconi: da 20 anni si discute della sua iscrizione alla loggia. Il nome compare nelle liste sequestrate 25 anni fa (il 17 marzo 1981 nella sua villa a Castiglion Fibocchi), che però secondo Gelli erano "un brogliaccio incompleto". Il Cavaliere nega di avere mai chiesto l'ingresso nella P2 : "Mi venne spedita una tessera, la rimandai indietro". Adesso invece l'ex maestro venerabile lo smentisce.

L'iniziazione? "Avvenne nel 1977, nella sede di via Condotti. C'erano anche Roberto Gervaso e il medico Fabrizio Trecca, che era un po' il capofila del raggruppamento riservato agli operatori dei mass media. Lo stesso che riuniva tutti i giornalisti iscritti. Finita l'iniziazione gli consegnammo i guanti, il grembiule e una tessera da Apprendista. Sbagliando: perché doveva essere da Maestro. Berlusconi ce la rimandò indietro e noi gliela cambiammo, allegando una lettera di scuse".

Sul creatore della Fininvest Gelli è prodigo di parole: "Mi impressionò la sua grande intelligenza. Aveva parlato della sua idea di confezionare pacchetti tv anche al direttore generale del ministero dell'Industria, Eugenio Carbone, e a Carlo Pesenti. Il progetto era di acquistare piccole televisioni su tutto il territorio nazionale e poi costruire un network. L'idea era di Berlusconi. Ma l'intento in un primo tempo era di affidare la gestione alla Dc e alla Confindustria".

L'incontro tra i due avvenne su presentazione di Gervaso: "Era un personaggio interessante, per questo gli chiesi di entrare nella P2". Nel celebre e famigerato 'Piano di rinascita nazionale', il progetto di ricostruzione delle istituzioni elaborato dalla loggia, c'era un capitolo per favorire la creazione di città satellite come Milano 2: fu un regalo per il patron dell'Edilnord.

Gelli riconosce: "Le città satellite sono state una trovata di Berlusconi". Ma quello che interessava maggiormente alle manovre della massoneria era la tv, non il mattone: "Per noi era importante rompere il monopolio della tv di Stato per evitare che diventasse ostaggio della politica". E dopo? "Credo di averlo visto un paio di volte. A Roma, mi sembra. Il tempo di una stretta di mano. Mi ha detto: 'Mi spiace di quanto è successo'. Lo stesso che hanno detto gli altri. Naturalmente lui era dispiaciuto anche per le cose che gli sono state attribuite anche a causa della sua iscrizione alla P2".

Sul tema degli iscritti veri o presunti, Gelli dice la sua anche sulla tessera del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il carabiniere che sconfisse le Br voleva infiltrarsi nella loggia, come sostengono familiari ed estimatori? "Non posso escludere che volesse farlo... Ma a onore del vero va detto che non fu lui a cercare noi, per sollecitare il suo ingresso, ma fummo noi ad avvicinarlo".

E la pagina degli elenchi con il nome di Dalla Chiesa venne strappata, come sostiene Francesco Cossiga? "Non è vero niente. C'era la pagina e c'era pure il numero di tessera vicino al nome. Nel brogliaccio si diceva che la domanda era in sospeso, perché quello avevo appuntato inizialmente su quelle carte. Ma Dalla Chiesa è entrato nella loggia a tutti gli effetti. E non poteva essere altrimenti. Visto il suo rango non avrebbe avuto senso lasciarlo fuori due anni in attesa che venissero assunte informazioni sul suo conto. Di quali informazioni potevamo avere bisogno su un uomo come lui?".

Di mistero in mistero, quello sul quale Gelli si dilunga porta il nome di Mino Pecorelli, il giornalista della rivista 'Op' assassinato nel 1979. "Per la P2 era una persona preziosa, perché in caso di necessità avrebbe potuto aiutarci con la sua penna. Non c'è mai stato bisogno: al massimo gli è stato chiesto il perché di certi attacchi a questo e quel personaggio. Era successo anche con il presidente Giovanni Leone, che aveva avuto modo di lamentarsene. Gli avevo combinato un incontro col suo segretario Lefebre e avevano trovato un accordo".

Come? "Credo a onore del vero dietro il pagamento di alcuni milioni di lire". Secondo Gelli, Leone domandò il sostegno della P2 per ottenere l'elezione al Quirinale. E chiese a Gelli "una relazione sul malcontento che agitava il paese, da cui è nato lo schema R". Il piano di Rinascita nazionale, che dopo un quarto di secolo spesso riemerge nei programmi del centrodestra berlusconiano.

Invece ci sono tanti dettagli e poca sostanza nella vicenda del Conto Protezione, quell'appunto su una busta della Camera scoperto a Villa Wanda. Gelli pesca dagli archivi della sua memoria e tira fuori ricatti vecchi di 30 anni. Un misterioso personaggio che fece fallire il golpe Borghese. Un'inchiesta sui familiari di Gianni De Michelis chiesta da Bettino Craxi alle Fiamme Gialle. I prestiti personali a Giorgio Almirante e il colloquio in cui Togliatti tentò di convincerlo a entrare nel Pci. La richiesta di contributi da parte di Indro Montanelli, soldi fatti poi versare da Roberto Calvi. L'intervento chiesto da Claudio Villa sulla Sacra Rota e gli scherzi telefonici di Alighiero Noschese. Gli incontri con Paolo VI e i ricevimenti con Perón ed Evita. Gli amici americani e i generali accoliti. La candidatura provocazione ipotizzata da Marco Pannella. Infine, il colloquio in cui Aldo Moro profeticamente lo apostrofò: "Lei non è pronto per la democrazia".

Tanti i politici visti da vicino. I meeting con Claudio Martelli, gli appuntamenti con Cossiga. Andreotti che lo invitava nel suo ufficio sempre alle 8: "Anche lui alle volte chiedeva qualcosa, magari un piccolo interessamento. In quegli anni tutti chiedevano. Ma era sempre per il bene del paese". Un'ironia dalla battuta facile: dice di avere convocato i vertici dei carabinieri di Milano, Roma e Firenze assieme a un colonnello del Sismi e il pg di Roma Carmelo Spagnuolo per un summit sulla crisi italiana e la difesa dall'avanzata della sinistra ma focalizza la memoria su "un bellissimo spuntino".

O il giudizio macabro sul banchiere della mafia: "Sindona ha sempre avuto il vizio di parlare troppo. Era un ingegnere della finanza ma aveva questo difetto. Parlava tanto e sapeva farlo anche bene. Ecco, Sindona, Cuccia e Calvi erano una triade. Tre fuoriclasse. Ma gli altri due, a differenza di Sindona, non parlavano mai". E regala un finale in stile Dan Brown: "La P2 è stata un'esperienza unica, irripetibile. Che oggi non avrebbe più senso. Ci sono organizzazioni molto più potenti, di respiro internazionale ma nello stesso tempo riservatissime. L'Opus Dei. Una ragnatela che copre tutto il pianeta, tessuta da persone validissime. È chiamata massoneria bianca".

Ma di segreti da parte ne ha tanti. Nell'intervista Gelli spiega che nella perquisizione di Villa Wanda sfuggirono gli elenchi, quelli veri, e altri 20 pacchi di documenti top secret. Lettere scambiate con i mille iscritti. Un archivio delle trame portato in Uruguay e lì distrutto. C'è da crederci?